mercoledì 17 gennaio 2018

Old England

“Ero ancora nella fase [nel disco This is the Sea] in cui inserivo citazioni di altri nelle mie canzoni, e il finale di "Old England" si apre con due versi tratti dalla poesia "Mad As The Mist And Snow" di W.B. Yeats. La frase "Old England is Dying" è da James Joyce.” (Mike Scott)

Come in una veglia funebre, le parole della canzone riportano una idilliaca visione di Albione, indicando però il decadimento del suo corpo ed elencando il peggio delle caratteristiche del paese. Il testo sviluppa un quadro della nazione vista attraverso gli occhi dei lettori del Daily Mail, "where the well loved flag of England flies / Where homes are warm and mothers sigh / Where comedians laugh and babies cry" e poi lentamente lascia il posto alla repulsione dell’autore che incupisce tale raffigurazione con caustici riferimenti a un luogo"where criminals are televised, politicians fraternise / Journalists are dignified and everyone is civilised". Ma il momento di maggiore forza è quando tira indietro il sipario per rivelare “bambini che fissano con occhi di eroina” mentre la voce cresce nel ripetere le parole, per arrivare al verso finale, nel quale persino il vento “sospira”. E se “i cigni stanno cantando” – quindi sono in punto di morte, secondo la leggenda, allora la Vecchia Inghilterra sta tirando le cuoia. Però, nonostante l’apparente disgusto, la canzone non ha un tono sprezzante, ma piuttosto di rammarico per una nazione che ha perduto la propria strada.



L’uomo alza lo sguardo verso un cielo giallo
E la pioggia diventa ruggine nel suo occhio
Si vocifera della sua salute, ma sono menzogne
La Vecchia Inghilterra sta morendo
Il colore dei suoi vestiti è ridotto a una sfumatura di blu sporco
E le sue antiche scarpe sono consumate
Ruba a me e mente a te
La Vecchia Inghilterra sta morendo
Eppure continua a cantare una canzone dell’impero
Continua a mantenere forte la sua marina
E pianta la sua bandiera nei posti sbagliati
La Vecchia Inghilterra sta morendo
Mi chiedi che cos’è che ora mi fa sospirare
Che cosa mi fa sussultare
Sto congelando nel vento e sono
Intorpidito dalla neve battente
Che cade dall’alto in cieli gialli
Giù sui luoghi dove la beneamata bandiera Inglese sventola
Dove le case sono calde e le madri sospirano
Dove i comici ridono e i bambini piangono
Dove i criminali vengono trasmessi in tv, i politici fraternizzano
I giornalisti sono ossequiati e tutti sono civilizzati
E i bambini fissano con occhi di Eroina
Vecchia Inghilterra
La sera è scesa
I cigni cantano
L’ultima delle campane domenicali sta risonando
Il vento tra gli alberi sospira
E la Vecchia Inghilterra sta morendo




mercoledì 10 gennaio 2018

We Will Not Be Lovers

“We will not be Lovers” è il secondo brano di Fisherman’s Blues, e si contrappone al brano che dà il titolo al disco con una nervosa aggressività che pervade tanto la musica quanto il testo. Le parole incalzano su una struttura ossessiva e pulsante, in una invettiva scagliata contro l’avversaria con una ferocia calcolata, che forse serve anche a soffocare l’attrazione che nonostante tutto ancora permane.



Appena entrata nel binario principale
Scavalcata la staccionata
Le parole sono la tua arma
Le menzogne la tua difesa
So quello che vuoi
E vedo ciò che vedi
Stai cercando qualcuno
Ma quello non sono io
Cercatene un altro
Perché noi non saremo amanti
Come i tuoi occhi sono una tortura
E la tua presenza beatitudine
Non ho mai saputo che il tempo
Potesse correre e sfrecciare in questo modo
Al tocco della tua carne
È difficile resistere
I pianeti collidono, collidono
Allo schiocco del tuo bacio
Ma puoi baciare tuo fratello
Perché noi non saremo amanti
Ora stai calando sipari
Stai facendo sfavillare vecchie fiamme
Stai creando turbamento
Piangendo di vergogna
Hai bussato alle porte
Hai abusato del mio nome
Hai diffuso il dubbio
Hai scagliato il tuo biasimo
Ma puoi rivolgerlo verso tua madre
Perché noi non saremo amanti
Ora il mondo è colmo di problemi
Tutti sono impauriti
I proprietari sono corrucciati
Le credenze sono spoglie
La gente si contende la propria parte
Proprio come cani
Ma non è niente in confronto
A quello che facciamo uno all’altra
Uno all’altra
Noi non saremo amanti
Noi non saremo amanti

mercoledì 3 gennaio 2018

Lass Mich bei Dir sein

Hildegard Knef (Ulm, 1925 – Berlino 2002) fu attrice, di cinema, teatro e televisione, cantante e scrittrice, personaggio pubblico, ma soprattutto, come altre prima di lei – e probabilmente nessuna dopo - Diva. A maggior ragione se si pensa alle dive di provenienza europea che si affermarono successivamente  – valgano come esempio assoluto le inarrivabili Garbo e Dietrich – per venire poi definitivamente consacrate tali negli Stati Uniti. Proprio queste due stelle assolute si offrono come riferimento inequivocabile; della prima la Knef reinterpretò il ruolo di Ninotchka nella trasposizione teatrale del Film omonimo che la vide protagonista di un fastoso successo a Broadway con il titolo di “Silk Stockings”; alla seconda fu legata come amica, protégé, e anche per lo stesso destino di “semi-ripudiata” che dovette riconquistare la propria patria, precedentemente abbandonata scientemente per inseguire il successo.
Ritornata in Germania si reinventa cantante ma non solo, perché diventa anche autrice di molte delle canzoni da lei interpretate. Questa è una di quelle canzoni:






Lascia che io stia qui
Con te, vicino a te
Tanto che il mio respiro il tuo diventi
Il tuo volto si confonda
Togliendo ogni paura
E il tempo è scandito dalla tua bocca

Lascia che io sia solo uno specchio
Senza essere io
Perdermi nelle tue braccia
Comprendere senza parole
Solo contemplarti
E sapere che ci sei

Starti così vicina
In una tale intimità
Da non essere più raggiunti da alcun suono
Ascoltare la tua voce
Senza più alcuna brama
Quando il tuo sorriso mi abbraccia.

Lasciami star qui
Con te, vicino a te
Tanto che il mio respiro il tuo diventi
Quando il giorno inizia
E il silenzio ci prende
La notte non è già più lontana


giovedì 28 dicembre 2017

X-Ray Style

In prossimità del Natale di quindici anni fa moriva Joe Strummer. Nato in Turchia e cresciuto a Londra, era dotato di una curiosità illimitata, non solo per la musica ma per la cultura in generale e il testo di questa canzone, una delle molte scritte successivamente al periodo con i Clash, accorpa il continente Africano, il bebop e il grande cantante rockabilly Eddie Cochran.



Come coi raggi x, in stile raggi x

Vedo un milione percorrere il miglio cittadino
I re della parata onorifica e i ragazzini
Mi dirà qualcuno da che parte andare?
Ci sarà qualcuno che ritornerà alla radio C.B.?

E sto contando le stelle e i pali del telegrafo
E ognuna rappresenta la speranza di un’anima
Ti viene da pensare che Dio non sarebbe così duro
Quando vedi tutti quei bambini correre
Correre nel cortile dietro casa

Su una zucca del Mississippi, con una canzone subsahariana
Qualcuno si lamenta nel sole del Financial District
C’è qualcuno che percepisce la distanza dal Nilo?
Voglio vivere, e voglio ballare per un po’

Farò come Eddie sul mio treno rockabilly
Sconfiggerò la tristezza, battendo a tempo di blues sulla mia palla al piede
Oh non puoi fare una rapina a mano armata con una pistola Be-Bop
In questi giorni vivono persone che non hanno cuore
E non lo hanno mai avuto

Giù sul confine, percorrono tutta la strada strisciando
Per uno stralcio di vita con uno spray pulisci tutto
C’è qualcuno che percepisce la distanza dal Nilo?
Voglio vivere, e voglio ballare per un po’
Non puoi fare una rapina a mano armata con una pistola Be-Bop
In questi giorni vivono persone che non hanno cuore
E non lo hanno mai avuto

Sento suonare un telefono pubblico sul miglio assassino
E verrà composto il numero, del babbeo che tira su la cornetta,
E tutte le acque gassate che si siano mai viste scorrere
Non potranno mai lavare questa città
In modo sufficiente a farla splendere
E ho bisogno di vedere come con i raggi X
C’è qualcuno che percepisce la distanza dal Nilo?

Voglio vivere, e voglio ballare per un po’