venerdì 10 novembre 2017

Madame George

Torniamo ad “Astral Weeks”; il fonico Brooks Arthur ricorda: “arrivò una nuvola, chiamata le sessioni di Van Morrison, saltammo tutti su quella  nuvola, che ci portò via per un po’, e realizzammo questo album, e atterrammo quando fu finito”. Come afferma Lester Bangs nell’articolo che traduco più avanti, Madame George è probabilmente il gorgo intorno al quale vortica l’album. Van Morrison afferma di avere scritto la canzone in un flusso di coscienza, in effetti è quanto meno aleatorio attribuire significati ben precisi alle parole del brano, già a partire dalla figura del protagonista: secondo Bangs si parla di un travestito, ma Morrison ha sempre negato questa interpretazione; il titolo originale, cambiato successivamente, pare fosse Madame Joy - versione che si può ascoltare anche nel cantato stesso.



Lungo cyprus avenue
Con un’ingenua visione che balza alla vista
Il clic clac della scarpa col tacco alto
Ford & Fitzroy, madame George
Marciando col soldatino dietro
È più vecchio, ha su il cappello, beve vino
E quell’odore di profumo dolce giunge fluttuando, penetrando
La fresca aria notturna come Shalimar
E fuori stanno facendo tutte le fermate
I ragazzi fuori in strada raccolgono tappi di bottiglia
Andati per sigarette e fiammiferi nei negozi
Felicemente fregato, madame George
È in quel momento che cadi
È lì che cadi
È lì quando cadi in trance
Sedendo su un divano a giocare a soldi
Con le braccia incrociate e i libri di storia getti lo sguardo
Negli occhi di madame George
E pensi di aver trovato il sacchetto
Diventi più debole e le ginocchia cominciano a cedere
Nell’angolo a giocare a domino, in abiti femminili
il solo e unico madame George
E poi da fuori bussano alla finestra coperta di ghiaccio
Lei salta su dicendo oh misericordia di Dio, credo siano gli sbirri
E immediatamente lascia cadere tutto
Giù nella strada sotto
E sai che devi andare
Su quel treno da Dublino a Sandy Row
Buttando centesimi giù dai ponti
E la pioggia, grandine, il gelo e la neve
Dì addio a madame George
Asciuga i tuoi occhi per madame George
Chiediti il perché, per madame George
E mentre te ne vai, la stanza è piena di musica, risa, musica
Danze, musica tutt’intorno alla stanza
E i ragazzini si ripresentano, allontanandosi da tutto
Così freddo
E mentre stai per andartene
Lei salta su e dice hey amore, hai dimenticato i tuoi guanti
E l’amore che ama amare l’amore che ama amare…
Per dire addio a madame George
Asciuga i tuoi occhi per madame George
Chiediti il perché, per madame George
Asciuga i tuoi occhi per madame George
Dì addio nel vento e nella pioggia nella via laterale
Dì addio a madame George
Nella via laterale, nella via laterale, nella via laterale
Tornando a casa nella via laterale
Devi andare
Dì addio, addio, addio
Asciugati gli occhi, asciugati gli occhi, asciugati gli occhi
L’amore che ama l’amore che ama l’amore che ama…
Dì addio, addio
Sali sul treno
Sali sul treno, il treno, il treno
Questo è il treno, questo è il treno…
Dì addio


“Madame George" è il vortice dell’album. Probabilmente uno dei brani di musica più compassionevoli mai realizzati, ci chiede di vedere, no, fa in modo che noi vediamo la situazione critica di ciò che brutalmente chiamerò una drag queen disperata con una empatia di intensità tale che quando il cantante lo ferisce, lo feriamo anche noi (Morrison ha detto in almeno un’intervista che la canzone non ha niente a che vedere con qualsiasi tipo di travestito – almeno per quanto ne sa lui, aggiunge velocemente – ma sono stronzate). La bellezza, la sensibilità, la santità della canzone è che è assente ogni intento sensazionalistico, pacchiano o di sfruttamento; in un certo modo Van ha ragione insistendo che non si parla di una drag queen, come non si parla di pedofilia – si parla di una persona, come in tutte le canzoni migliori, in tutta la letteratura maggiore.

L’ambientazione è la stessa della canzone precedente – "Cyprus Avenue", apparentemente un luogo dove le persone si lasciano trascinare, spronate dal desiderio, in momenti in cui si confrontano in maniera straziante e raggelante con i propri destini. È un luogo fondamentale di giudizio spietato – vento e pioggia appaiono in entrambe le canzoni – e, il che è abbastanza interessante, è un luogo in cui adulti vengono giudicati, ancor più crudelmente, da bambini, in entrambi i casi oggetti d’amore assolutamente indifferenti ai loro aspiranti amanti maturi. I ragazzini di Madame George sono assolutamente sprezzanti – come i ragazzi di strada che alla fine cannibalizzano il cugino omosessuale in “Improvvisamente l’estate scorsa” di Tennessee Williams, sono troppo felici di presentarsi fin quando ci sono musica, feste, da bere e da fumare gratis, e troppo gioiosamente sputano sulle attenzioni di George quando tutto il resto finisce, mentre l’inverno funereo si fa strada non solo con pioggia e vento ma grandine, gelo e neve.

Quello che può sembrare più strano di tutto ma non lo è in realtà, è che sono esattamente quelle caratteristiche che dovrebbero rendere George più patetico – età, ebbrezza, il modo in cui i ragazzi accettano i suoi soldi e rifiutano il suo amore – che risvegliano qualcosa verso George nel cuore del ragazzo di questa canzone.  Ovviamente il ragazzo non si è semplicemente “innamorato dell’amore”, o cose del genere, ma piuttosto – che? Perché proprio ed esattamente soltanto sprofondato nelle perversioni più ripugnanti un essere umano potrebbe amarne un altro per un motivo diverso che non sia il loro stesso essere umani: amarlo per la sua debolezza, i suoi difetti, alla fine forse per il suo decadimento. Il decadimento è umano – questo è uno dei messaggi definitivi qui, e non intendo assolutamente, per quanto si voglia forzare il lessico, decadenza. Intendo che in questa canzone, o in qualunque cosa l’abbia ispirata, Van Morrison ha visto l’assoluta possibilità di amare essere umani all’ultimo stadio della degradazione, e che le implicazioni di ciò sono davvero terribili, molto più terribili che la mera visione di corpi resi brutti dall’età o dell’apparente assurdità di un uomo che dedica la sua vita al malriuscito artificio di perseguire l’aspetto di una donna.

Si può dire che per amare le domande devi amare le risposte che velocizzano il compimento dell’amore che è amato per amare la terribile disparità dell’esperienza umana che ama dire svettiamo su questi la perdita quell’amore di amare l’amore quella libertà avrebbe potuto essere, il treno per la libertà, ma non ci saliamo mai, piuttosto preferiamo salutare con la mano generosamente allontanandoci da coloro che sono vittime di sé stessi. Ma chi può dire che qualcuno che vittimizza sé stesso non merita una compassione totale come il più negletto orfano del terzo mondo in una pubblicità della rivista New Yorker? Noo, meglio camminare sopra i corpi, almeno questo conferisce loro il rispetto che possono avere meritato una volta. Dove vivo, a New York (non per farla più grossa di quello che è, che sarebbe duro), tutti quelli che conosco camminano spesso sopra corpi che potrebbero essere morti o stare morendo per quanto ne sanno, senza alcuno sforzo.

Ovviamente c’è una certa razionalità – che altro potresti fare – ma non regge più del nostro timore della nostra propria impotenza di fronte alla pianura della vita com’è veramente: una pianura che si estende all’infinito oltre gli orizzonti che abbiamo solo inventato. Avanti, dimenticatelo! Mentre sto scrivendo, si pubblicizza nel Village Voice che stanno aprendo club S&M eterosessuali a Manhattan, con annunci del genere: “S&M è soltanto un’altra forma di amore, altrettanto valida. Perché la gente non sa accertarlo non lo sapremo mai”. Ti fa venire voglia di saltare giù da una finestra del quinto piano piuttosto che leggerlo, ma non è certo la fine del mondo; non è neanche paragonabile ai dolori che ci affliggono dovunque ogni giorno che vengono affrontati casualmente da tutti noi come fatti della vita. Forse si riduce tutto alla misura in cui effettivamente ci si voglia assoggettare. Se si accetta anche per un solo momento l’idea che ogni vita umana è preziosa e delicata come un fiocco di neve e poi si guarda un alcolizzato nel vano della porta, devi soffrire fino a sentirti come una spugna per tutti i problemi di quegli altri stronzi, fino a che non ti senti uno stronzo tu stesso, per cui devi tracciare i confini opportuni. Arresti i sentimenti. Ma sai che in quel momento cominci a morire. E allora lotti con te stesso. Quanto di questo orrore posso permettermi di rendere oggetto dei miei pensieri? Forse  il più stupido manichino è più saggio di chi permette alla propria sensibilità di condurlo a distruggere tutto ciò che tocca – ma d’altronde inclinare un poco il cappello di madame George, solo per riconoscere che quella persona esiste, soltanto toccargli la guancia e poi probabilmente spirare perché realizzare di dovere condividere il mondo con lui è fondamentalmente insopportabile, è soltanto percorrere il primo passo. La realizzazione di vivere è semplicemente così bassa e così esaltata e così insopportabile e così desiderabile. Per favore torna e lasciami solo. Ma una volta che siamo d’accordo, possiamo parlare quanto vogliamo dell’universalità di questo abisso: non fa nessuna differenza, il maggiore corrisponde solo al minore per qualche soccorso menzognero, Unicef per parenti, per cui ti gratti e sputi e imprechi in una rassegnazione violenta di fronte alla pura verità che non c’è assolutamente nulla che tu possa fare eccetto rifiutare chiunque soffra più di te. In un tale momento, un altro respiro è un tradimento. Per questo abbandoni le tue cause liberali, lasci che l’umanità sofferente muoia in uno squallore peggiore di quanto sapessero prima che arrivassi tu. Innalzi le loro speranze. Il che ti rende più spregevole della più porca carogna. Più spregevole dei ragazzi ignoranti che fregano madame George per un paio di sigarette. Perché hai commesso il crimine della conoscenza, e pertanto non solo sei passato oltre a qualcuno che sapevi stava soffrendo, ma hai anche violato la sua privacy, l’ultima proprietà dei defraudati.

Tale conoscenza è probabilmente la peggiore cosa che possa accadere a una persona (una persona fortunata), per cui non meraviglia che il protagonista di Morrison abbia voltato le spalle a Madame George, sia fuggito alla stazione, cercando di correre lontano da quello che ha visto, più lontano di quanto il tempo di una vita potrebbe dargli. E non meraviglia neanche che Van Morrison non sia mai più giunto così vicino a guardare dritto in faccia alla vita, non meraviglia che sia poi passato a Tupelo Honey e addirittura Hard Nose the Highway con tutto il suo lato di canzoni che parlano di foglie cadenti. In Astral Weeks e in "T.B. Sheets" si è confrontato quanto basta per la vita di qualsiasi uomo.


Lester Bangs ("Stranded" 1979)

venerdì 27 ottobre 2017

Bargain

"Bargain" è una canzone scritta da Pete Townsend pubblicata per la prima volta dagli Who sul loro album del 1971 “Who’s Next”. Una canzone d’amore sebbene il destinatario sia piuttosto Dio che non una persona.



Mi perderei volentieri per trovare te
Darei via volentieri tutto quel che ho
Per trovarti, soffrirei ogni pena e ne sarei felice

Pagherei qualunque prezzo per averti
Lavorerei tutta la vita e lo farò
Per conquistarti starei nudo, lapidato e pugnalato

Lo chiamerei un affare
Il migliore che ho mai fatto
Il migliore che ho mai fatto

Mi perderei volentieri per trovarti
Darei via volentieri tutto ciò che ho
Per afferrarti, correrò senza mai fermarmi

Pagherei qualunque prezzo solo per vincerti
Cederei la mia bella vita per una cattiva
Per trovarti affogherò un uomo misconosciuto

Lo chiamerei un affare
Il migliore che ho mai fatto
Il migliore che ho mai fatto

Siedo guardandomi intorno
Guardo il mio volto allo specchio
So di non valere niente senza di te
E come uno e uno non fa due
Uno e uno fa uno
E sto cercando quella corsa gratuita per me
Sto cercando te

Mi perderei volentieri per trovarti
Darei via volentieri tutto ciò che ho
Per afferrarti, correrò senza mai fermarmi

Pagherei qualunque prezzo solo per vincerti
Cederei la mia bella vita per una cattiva
Per trovarti affogherò un uomo misconosciuto

Lo chiamerei un affare
Il migliore che ho mai fatto

Il migliore che ho mai fatto

mercoledì 18 ottobre 2017

Down All The Days

“Down All The Days” è il titolo di un romanzo di Christy Brown, autore irlandese divenuto famoso per il libro “Il Mio Piede Sinistro”, da cui nel 1989 fu tratto anche un celebre film con Daniel Day Lewis. Nello stesso anno Shane MacGowan scrive per i Pogues una canzone dallo stesso titolo che verrà pubblicata su “Peace And Love”, in omaggio allo scrittore.



Christy Brown, un pagliaccio per la città
Ora è un uomo di fama da Dingle a Down
Batto a macchina con le dita dei piedi
Tiro su stout dal naso
E dove si andrà a finire
Dio solo lo sa

Lungo tutti i giorni
Il tic-tic-ticchettio
Della macchina per scrivere paga
Lo sferragliare gentile
Dei barrocci
Percorrendo I giorni

Spesso mi sono trovato a dipendere
Dalla gentilezza di sconosciuti
Ma nessuno mi ha mai chiesto
E non ho mai risposto
Se tifavo per i Glasgow Rangers

Lungo tutti i giorni
Il tic-tic-ticchettio
Della macchina per scrivere paga
Lo sferragliare gentile
Dei barrocci
Percorrendo I giorni


mercoledì 11 ottobre 2017

Losing My Touch

Secondo Keith Richards, la canzone “parla di un tizio che è in fuga e deve dire addio, e non sa proprio come dirlo”. Brano sicuramente minore dei Rolling Stones, pubblicato come inedito in una raccolta di successi, è però molto rappresentativo dello stile di Richards, che ama molto le ballate dei grandi compositori americani del passato, come Hoagy Carmichael, e ne riprende qui lo spirito, mescolandolo con  l’iconografia del vecchio rocker in fuga. 




Non è strano, come accadono le cose?
Proprio quando pensiamo di aver chiarito tutto
Tutto sembra procedere
Ma invece ce ne stiamo seduti qui ad attendere

Sembra che le cose siano sotto controllo
Sguardi nervosi tutto intorno
Tutti si esprimono sussurrando
Nessuno vuole fare rumore

Sto perdendo il mio tocco
Perdendo il mio tocco
Perdendo il mio tocco, perfino troppo
Tirami fuori di qua, dovrebbe essere sicuro

Tieni d’occhio la porta principale, bambina
Io sparirò da quella posteriore
Ho bisogno solo di un poco, un poco di soldi per il taxi
E poi ti lascerò andare a nanna

Perché sto perdendo il mio tocco
Perdendo il mio tocco
Perdendo il mio tocco, perfino troppo
Tirami fuori di qua, dovrebbe essere sicuro

Non ci vorrà troppo tempo, bambina
Ma solo quello che serve
Devo raccogliere i miei passaporti
E devo prendere la mia roba

Perché sto perdendo il mio tocco
Perdendo il mio tocco
Perdendo il mio tocco, perfino troppo

Bambina, tirami fuori di qua